incesto
Zia, ma cosa mi combini
Niccolo96
15.08.2025 |
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7
"Mi venne in faccia… mi spostò la testa e mi guardò, aveva un’altra faccia…
Presi in mano la situazione, mi alzai e la girai faccia al muro, iniziai a baciarle il collo e, con una mano,..."
Avevo appena 18 anni, mia zia mi ha sempre intrigato fin da adolescente… quella zia che non ha peli sulla lingua. Ogni volta che andavo a trovarla mi chiedeva come andava la mia vita sessuale da adolescente ed io, molto timido, arrossivo e balbettavo.Qualche volta, magari quando eravamo in presenza di mio zio, le facevo qualche battuta insinuando il tradimento tra loro due e la sua risposta era sempre: “Tanto una sciacquata e torna come prima”. Ma la battuta più simpatica era quella di mio zio: “Non è mica ricotta che rimangono le ditate” ed io mi piegavo dal ridere.
Un pomeriggio d’inverno vado a trovarli, mio cugino non stava bene, quindi decisi di andare a vedere come stava.
Mi apre mia zia, sfinita, mi dice che ha passato una nottata in bianco… le dico che potrei stare lì con mio cugino e che lei avrebbe potuto riposarsi. Mi risponde ringraziandomi e dicendomi che in casa mancavano delle cose e che sarebbe andata a fare un po’ di spesa mentre io ero lì.
Va a farsi una doccia ed inizia a spogliarsi in bagno con la porta aperta, ed io non ci pensai due volte a guardare. Lei se ne accorse, rise e chiuse la porta.
Aveva un paio di leggins neri, una maglietta bianca e sopra una felpa molto stretta che metteva in risalto il seno. Quando iniziò a spogliarsi vidi che non aveva intimo… e che aveva ancora il segno del costume sui fianchi, poi il buio perché la porta si chiuse.
Uscì dal bagno, con l’accappatoio addosso, venne in camera ed aprì il terzo cassetto del comodino dove aveva tutte le mutandine. Ne prese un paio viola, una brasiliana bellissima, le indossò con l’accappatoio addosso aprendolo quando doveva sistemarle al posto giusto. Quell’idea di vedo-non-vedo mi mandò fuori di testa.
Andò nella cabina armadio ed iniziò a vestirsi. Uscì con indosso un paio di collant, un vestito rosso fino al ginocchio ed un paio di francesine.
Si avvicinò alla porta di ingresso e mi salutò dicendomi che sarebbe tornata presto e che, se avessi avuto problemi con mio cugino, sarebbe bastata una chiamata e sarebbe corsa a casa.
Rimaniamo io e mio cugino. Dorme, anche grazie alla Tachipirina che gli ha dato poco prima.
Mi metto lì, in camera con lui, a guardare la TV, ma poi la curiosità di un diciottenne prende il sopravvento… apro il terzo cassetto e voglio vedere che intimo usa. Non un mutandone da nonna, solo brasiliane e perizomi. Mi colpisce uno: una brasiliana rossa in pizzo, con la scritta ricamata “Love’s door” sul davanti.
Sentii freddo addosso, un brivido. Ero ingenuo e non credevo potessero esserci cose del genere. Le annusai e mi venne voglia di masturbarmi. Andai in bagno ed iniziai mettendomi anche le mutandine in bocca… finito, rimisi l’intimo nel cassetto. Dopo poco rientrò e per fortuna avevo già sistemato tutto.
Le misi a posto la spesa che aveva fatto, lei era da mio cugino a sincerarsi di come stesse. Quando finii di sistemare andai in camera e, nel mentre, lei si era spogliata e messa nel letto con lui. Si era appisolata… alzai il piumone per vedere se fosse vestita e lì la sorpresa: aveva solo le mutandine ed avevo il suo culo in faccia. Se ne accorse e, con lo stesso sorrisetto di quando si stava spogliando in bagno, mi guardò e mi disse:
— Sei curioso, eh?
Io ero in imbarazzo, non sapevo come comportarmi, ma le dissi:
— Beh, ero curioso di capire se in casa sei sempre senza intimo o, delle volte, lo metti.
Rise ancora… prese il telefono e mi fece vedere una cosa: aveva una telecamera nella camera e mi aveva visto curiosare nel suo cassetto. Mi sentii morire, ma lei era molto sciolta e tranquilla.
— So quale hai visto, me le ha regalate un amico. Se vuoi ti faccio vedere come mi stanno, voglio un altro parere. Tuo zio dice che mi fanno un culo brutto.
Io risposi:
— Vediamo.
Mi disse:
— Prendile e dammele, però andiamo in cabina armadio, non mi sembra il caso qui con tuo cugino.
Le presi, tremando, e andammo in cabina armadio. Si mise al muro, mi guardò ed esclamò:
— Levami queste e mettimi quelle che hai in mano.
Non me lo feci dire due volte, mi avvicinai, mi inginocchiai e le levai quelle che aveva indosso. Mi accorsi che erano un po’ bagnate. Le misi quelle che avevo in mano ed esclamò:
— Forse ora hanno un odore migliore di quando le hai prese dal cassetto.
Si girò e mi chiese come le facevano il culo. Io le dissi che era bellissimo, così era.
Si appoggiò al muro ed iniziò a toccarsi il seno ed il clitoride… ero totalmente preso dal panico, lei mi tranquillizzò:
— Guarda che è normale essere in imbarazzo, stai tranquillo.
Mi mise la mano sulla testa e mi disse:
— Vuoi sentire che sapore ho?
Io annuii con la testa e lei non ci pensò due volte a spostarmi le mutandine e portarmi la testa delicatamente in mezzo alle sue cosce. Iniziai a leccarla, con la sua mano che mi comandava. Sentivo che si muoveva sopra di me e, alzando lo sguardo, vedevo che si strizzava il seno… ad un certo punto mi spinse la testa più forte, spostò la sua gamba destra sopra la mia spalla ed iniziò a tremare, incominciò a dirmi:
— Dai così, mordimi il clitoride che vengo.
Lo feci ed alternai la mia lingua a dei morsetti… dopo poco sentii lei come se mi cascasse addosso ed un gemito di liberazione. Mi venne in faccia… mi spostò la testa e mi guardò, aveva un’altra faccia…
Presi in mano la situazione, mi alzai e la girai faccia al muro, iniziai a baciarle il collo e, con una mano, la toccavo. Era veramente bagnata. Le sussurrai nell’orecchio:
— Cosa vuoi adesso? Io lo so.
Lei mi rispose:
— Quello che vuoi tu.
Mi tirai giù i pantaloni e glielo avvicinai. Lei non aspettò un momento e mi disse:
— Fallo, per favore, voglio sentirti dentro.
Iniziai a scoparla in piedi, gemeva. Avevamo paura di farci sentire da mio cugino e allora le presi le mutandine e gliele misi in bocca. Dopo un po’ che eravamo così, lei decise di iniziare a toccarsi e lì fu l’apoteosi: la cabina armadio era diventata un lago… venne copiosamente e questa cosa stava per farmi esplodere, ma non volevo che finisse. Mi fermai e la feci girare, volevo sentire la sua bocca. Si inginocchiò e le dissi:
— Senti che sapore ha adesso dopo che sono stato dentro di te.
La bocca migliore che abbia mai sentito.
Volevo provarla tutta. Presi un lenzuolo che aveva lì in cabina armadio, lo sdraiai in terra e le dissi:
— Mettiti giù.
Si mise a pecora, ma non era quello che volevo. Le dissi:
— Mettiti con la pancia a terra.
Lo fece, mi misi sopra di lei e provai a farla mia nella porta dietro. Era bagnatissima, ci riuscii e lei non disse niente se non:
— Cazzo, così non me lo aspettavo.
Io fermai un attimo e le dissi:
— Se non lo vuoi, non lo facciamo.
Lei mi disse:
— No, continua per favore.
Iniziai piano, le misi le mani sulla schiena, poi mi sdraiai su di lei. Le presi la mano destra e le dissi:
— Toccati.
Lo fece, iniziai a sentirla sempre più bagnata, fino a quando non esplose e si rilassò completamente. Io stavo per venire, era il momento giusto… le chiesi dove voleva che venissi. Mi rispose:
— Fammelo assaggiare.
Si girò ed iniziò a prenderlo in bocca fino a che non sono venuto.
Contenta, si mise a ridere e disse:
— Ora però baciami.
Non me lo feci ripetere due volte, ci baciammo per un bel po’, fino a che non sentimmo mio cugino tossire. Lì ci staccammo e mi disse che sarebbe andata a farsi una doccia.
Io mi rivestii e la aspettai in camera. Quando uscì dalla doccia venne in camera e mi guardò con un sorrisetto, io feci lo stesso.
Le dissi:
— Forse è il caso che vada.
Ma la sua risposta fu tutt’altro che evitante:
— Non credere che sia la prima e l’ultima volta.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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